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  • La “nocciola gigante” delle Langhe: un simbolo del Piemonte a Grinzane Cavour

    Immaginate di passeggiare tra le colline delle Langhe e trovarvi di fronte a una nocciola gigante. Sì, avete letto bene! A Grinzane Cavour, nel cuore di una delle zone più famose al mondo per la produzione di nocciole, si erge una scultura monumentale che celebra questo prezioso frutto che ha reso famosa tutta la zona. Non è solo una curiosità: è un omaggio all’anima agricola di queste terre! Un’anima lavoratrice indefessa! Doveroso omaggiarla.

    Perché una nocciola gigante?

    La nocciola delle Langhe, conosciuta ufficialmente come Tonda Gentile Trilobata, è un’eccellenza piemontese apprezzata in tutto il mondo ed è uno degli ingredienti principali di quasi tutte le prelibatezze della regione, come il gianduja, la torta di nocciole e mille altre ancora (d’altronde…sta bene su tutto!!). La scultura della nocciola gigante è stata realizzata per ricordarne l’importanza nell’economia e, soprattutto, nella cultura locale.

    E’ oramai diventato un punto d’interesse che attira turisti e curiosi con i suoi dettagli minuziosamente scolpiti che riproducono la superficie del guscio… sembra quasi di poterla rompere e mangiarla!

    Per molti visitatori questa installazione è il perfetto simbolo delle Langhe e a esse si lega: maestosa, legata alla terra e inconfondibile.

    Cosa fare nei dintorni?

    La nocciola gigante è una delle tante attrazioni di Grinzane Cavour. Ecco alcune idee per arricchire la vostra visita:

    • Visita al Castello di Grinzane Cavour: un’antica dimora storica che ospita un museo dedicato alla viticoltura e una prestigiosa enoteca.
    • Degustazioni di nocciole e dolci tipici: le pasticcerie locali offrono specialità a base di nocciole che vi faranno innamorare!
    • Passeggiate tra i vigneti: le colline circostanti sono patrimonio UNESCO e offrono paesaggi mozzafiato in ogni stagione.

    Un autoscatto (…ops…selfie) che vale il viaggio

    Non dimenticate di scattare una foto accanto alla nocciola gigante! È diventata una delle immagini più condivise sui social da chi visita le Langhe. Grazie alla sua posizione strategica, la scultura offre un ottimo sfondo per immortalare la vostra giornata tra colline e sapori.

    La Nocciola Gigante delle Langhe oltre ad essere una scultura è un vero e proprio simbolo che racconta la storia di questa terra e celebra un prodotto di eccellenza. Se state pianificando un viaggio nelle Langhe, Grinzane Cavour e la sua nocciola gigante saranno una tappa imperdibile, fidatevi!

    Alla prossima!

  • Il Santuario di Vicoforte: la cupola ellittica più grande del mondo

    Tra i gioielli architettonici del Piemonte, il Santuario di Vicoforte, situato nei pressi di Mondovì, si “fa notare” per la sua bellezza e maestosità. Questo imponente luogo di culto è un capolavoro del barocco piemontese e ospita la cupola ellittica più grande del mondo, un’opera che attira appassionati di architettura, storici e fedeli da ogni dove. La sua cupola, le sue decorazioni interne e la sua lunga storia lo rendono uno dei monumenti religiosi più affascinanti d’Italia.

    La Storia del Santuario

    Il Santuario di Vicoforte ha una storia che risale al XVI secolo, quando fu costruito per onorare un’immagine miracolosa della Vergine Maria dipinta su una piccola colonna. Secondo la leggenda, durante una battuta di caccia, un colpo di fucile accidentale colpì l’immagine della Madonna senza però danneggiarla, fatto che venne interpretato come un segno miracoloso. Da quel momento, la devozione crebbe e iniziò la costruzione del santuario, che divenne un punto di riferimento spirituale per la regione.

    L’elemento che più vi impressionerà è la cupola, un’opera d’ingegneria e arte che ha reso il Santuario famoso in tutto il mondo. L’architetto Francesco Gallo progettò la cupola ellittica nel XVIII secolo, superando sfide tecniche notevoli per l’epoca. Con un’altezza di 74 metri e un’ampiezza di oltre 36 metri, è la più grande cupola ellittica mai costruita.

    La cupola e gli affreschi

    Ciò che rende questo luogo unico, oltre alla cupola (che è senza dubbio il cuore del Santuario), sono i magnifici affreschi che ne decorano l’interno. Questi dipinti, realizzati da diversi artisti nel corso del tempo, narrano episodi della vita della Vergine Maria e dei santi e si estendono per oltre 6.000 metri quadrati(!!) rappresentando una delle più grandi superfici dipinte al mondo, un’opera monumentale che vi lascerà senza fiato.

    Ogni dettaglio della cupola è stato pensato per impressionare: dai colori vivaci agli effetti tridimensionali per dare profondità e movimento alle scene raffigurate. Insomma, una visita al Santuario non può mancare nella vostra lista delle cose da vedere e vi permetterà di ammirare queste opere da vicino, con tour guidati che vi porteranno fino alla parte superiore della cupola per godere di una vista spettacolare.

    Cosa fare e vedere al Santuario di Vicoforte

    Il Presepe è solitamente allestito a partire dai primi giorni di dicembre e rimane visitabile fino all’Epifania. Durante questo periodo, il paese si anima di eventi e iniziative legate al Natale, con mercatini, concerti e celebrazioni religiose che rendono l’atmosfera ancora più coinvolgente.

    La visita al presepe è gratuita e, grazie alla sua ubicazione, può essere combinata con una bella passeggiata in natura o con una visita ai castelli ed ai borghi della zona.

    Come raggiungere Mosso

    Ogni anno, migliaia di pellegrini arrivano per venerare l’immagine della Madonna di Vicoforte, considerata miracolosa. Inoltre, il santuario ospita anche eventi religiosi, concerti e iniziative culturali che arricchiscono l’esperienza di visita.

    Per chi è appassionato di storia e architettura, sono disponibili tour guidati che esplorano i dettagli tecnici della costruzione e la storia secolare di questo monumento. Grazie alla sua posizione, il santuario è anche un’ottima tappa per chi visita Mondovì e i dintorni, offrendo un’esperienza culturale immersiva.

    Come raggiungere il Santuario

    Il Santuario di Vicoforte si trova a pochi chilometri da Mondovì ed è facilmente raggiungibile in auto da Torino o Cuneo. La sua posizione panoramica e la maestosità della struttura lo rendono una meta perfetta per una gita di un giorno, in grado di unire spiritualità, arte e storia.

    Alla prossima!

  • Il Mulino Val: un tuffo nel passato tra le colline del Piemonte

    Nascosto tra le pittoresche colline piemontesi, il Mulino Val è una delle testimonianze più affascinanti della tradizione agricola e artigianale della regione. Questo antico mulino ad acqua, ancora oggi funzionante, rappresenta un raro esempio di come si macinava il grano nei secoli passati. Se siete interessati alla storia, alla tecnologia pre-industriale e alla vita rurale, il Mulino Val vi farà fare un viaggio indietro nel tempo, in un’epoca in cui il ritmo della vita era scandito dalle stagioni e dal lavoro manuale.

    La storia del Mulino Val

    Il Mulino Val risale a diversi secoli fa, quando i mulini ad acqua erano una componente essenziale della vita agricola nelle zone rurali. Utilizzando la forza dell’acqua, questi mulini macinavano il grano e altri cereali per produrre farina, una risorsa vitale per le comunità locali. Il Mulino Val ha continuato a funzionare per generazioni, servendo le famiglie contadine della zona e contribuendo alla loro autosufficienza.

    Nel corso del tempo, il mulino ha subito diversi restauri per preservarne la funzionalità e il valore storico e oggi è un vero e proprio monumento vivente, che vi permetterà di scoprire come avveniva la macinazione del grano e di comprendere meglio l’importanza di queste strutture nella storia economica e sociale del Piemonte.

    Un mulino ancora funzionante

    Una delle caratteristiche più interessanti e da non sottovalutare del Mulino Val è che continua a funzionare come un tempo! L’acqua del fiume viene incanalata per far girare le pale del mulino che, a loro volta, azionano le macine in pietra. Questo processo, interamente naturale, è un esempio perfetto di come l’uomo abbia saputo sfruttare le risorse ambientali in modo sostenibile per secoli.

    Durante la visita è possibile assistere a dimostrazioni dal vivo del funzionamento del mulino, osservando il grano trasformarsi in farina sotto i vostri occhi. Credetemi! E’ un’esperienza affascinante!

    Cosa fare e vedere al Mulino Val

    Oltre a scoprire il funzionamento del mulino, il sito offre anche percorsi didattici che illustrano la storia dell’agricoltura e dell’artigianato locale. Potrete esplorare i terreni circostanti e conoscere le tecniche tradizionali di coltivazione e lavorazione dei prodotti agricoli e, nelle vicinanze, è possibile fare passeggiate lungo i sentieri che attraversano le colline, rendendo la visita al Mulino Val un’esperienza perfetta!

    Il mulino è anche il luogo ideale per acquistare prodotti locali, come farine artigianali e altri prodotti tipici, lavorati secondo i metodi tradizionali. Questi souvenir offrono un gusto autentico del passato, un ricordo perfetto se desiderate portare a casa un pezzetto di storia.

    Come raggiungere il Mulino Val

    Il Mulino Val è situato a Forno Canavese, tra le colline del Piemonte, ed è facilmente raggiungibile in auto da diverse città della regione. Il percorso, circondato da vigneti e campi coltivati, è già di per sé un’esperienza panoramica. Il mulino è aperto al pubblico durante tutto l’anno, con tour organizzati su prenotazione che permettono di approfondire i segreti del mulino e della vita rurale piemontese.

  • Il Museo delle Mondine: la memoria delle risaie nel cuore del Piemonte

    Nel cuore della pianura piemontese, a Vercelli, il Museo delle Mondine è un omaggio alla storia e alla cultura delle mondine, le lavoratrici delle risaie che hanno segnato un’epoca e un pezzo importante della storia italiana. Questo museo racconta una storia di fatica, sacrificio e coraggio, e vi permetterà di scoprire un aspetto spesso dimenticato della tradizione contadina del Piemonte.

    La Storia delle Mondine

    Le mondine erano le donne che, fino alla metà del XX secolo, lavoravano nelle risaie allagate della Pianura Padana, specialmente nelle province di Vercelli, Novara e Pavia. Questo lavoro, estremamente duro, richiedeva ore trascorse nell’acqua per trapiantare le piantine di riso, un compito faticoso e ripetitivo che veniva spesso svolto in condizioni difficili. Oltre al lavoro fisico, le mondine hanno rappresentato anche una figura simbolo per le lotte sociali e i diritti dei lavoratori, diventando protagoniste di canti popolari e film.

    Il museo è stato fondato per preservare e raccontare la memoria di queste donne il cui lavoro ha contribuito in modo significativo alla produzione di riso italiano e alla cultura contadina locale. Tra oggetti, attrezzi e fotografie, il Museo delle Mondine sarà un viaggio commovente nella storia sociale e culturale del Piemonte.

    Percorsi Monferrato

    https://www.visitlmr.it

    Cosa vedere al Museo delle Mondine

    Il Museo delle Mondine offre un’esposizione ricca di testimonianze e reperti storici legati alla vita delle mondine. Tra gli oggetti esposti si trovano strumenti di lavoro utilizzati nelle risaie come rastrelli, zappe e cesti di vimini. Ma saranno le fotografie d’epoca che vi racconteranno il duro lavoro quotidiano e i momenti di svago delle mondine, mentre i video e le registrazioni audio vi permetteranno di ascoltare i canti tradizionali che queste donne intonavano per sostenersi durante le lunghe ore di lavoro.

    Una delle sezioni più affascinanti del museo, infatti, è quella dedicata ai canti delle mondine, che sono diventati un simbolo della loro resistenza e unità. Questi canti, tramandati di generazione in generazione, rappresentano un patrimonio culturale unico e, ascoltarli tra le sale del museo, è un’esperienza emozionante che vi riporterà a un’epoca lontana.

    Esperienze didattiche ed eventi

    Il Museo delle Mondine è sicuramente un luogo espositivo, ma è anche un centro culturale che organizza eventi e attività didattiche. Durante l’anno, vengono organizzate visite guidate e laboratori per le scuole, dove i ragazzi possono imparare la storia delle mondine e comprendere l’importanza di valori come il lavoro e la solidarietà.

    Inoltre, il museo collabora con associazioni locali per celebrare eventi legati alla tradizione delle risaie, come la raccolta del riso e le feste della mietitura. Questi eventi vi offriranno la possibilità di vedere da vicino le tecniche tradizionali di coltivazione e di comprendere come la cultura delle mondine abbia influenzato profondamente la storia del Piemonte e della Pianura Padana.

    Come raggiungere il Museo delle Mondine

    Il Museo delle Mondine si trova a Vercelli, città facilmente raggiungibile in auto o treno da Torino e Milano. Il museo è aperto al pubblico tutto l’anno, ma vi consiglio di verificare gli orari di apertura e prenotare la visita per garantirvi l’accesso. Il museo è situato nel centro storico della città, rendendo la visita comoda anche per chi desidera esplorare le altre attrazioni di Vercelli.

    Perché visitare il Museo delle Mondine

    Il Museo delle Mondine è molto più di un semplice museo: è un luogo di memoria e di identità, che racconta la storia di donne forti e determinate, il cui lavoro ha contribuito a plasmare la cultura e l’economia della regione. Una visita al museo è una commovente opportunità per riscoprire un pezzo di storia italiana e per riflettere sui valori di sacrificio e comunità che hanno caratterizzato la vita nelle risaie piemontesi, non perdetevelo!

    Alla prossima!

  • Il “Presepe Gigante” di Mosso: un Natale a grandezza naturale nelle valli biellesi

    Nel cuore delle valli biellesi, il piccolo borgo di Mosso ospita ogni anno un evento che incanta adulti e bambini: il Presepe Gigante. Questa straordinaria rappresentazione della Natività, con figure a grandezza naturale, è diventata una delle principali attrazioni natalizie della zona, trasformando il paese in un vero e proprio villaggio di Natale. Stai cercando un’esperienza unica per il periodo delle feste? Mosso è una tappa imperdibile!

    La storia del Presepe Gigante

    Il Presepe Gigante di Mosso nasce dalla volontà della comunità locale di celebrare il Natale in modo speciale, offrendo una rappresentazione della Natività che fosse non solo una celebrazione religiosa, ma anche un evento artistico e culturale. Negli anni, il presepe è cresciuto in dimensioni e importanza, attirando sempre più visitatori, fino a diventare una vera tradizione per la regione.

    Le figure del presepe, realizzate a mano da artisti locali, sono a grandezza naturale e rappresentano i personaggi classici della Natività e anche scene di vita quotidiana del passato, creando un legame tra la tradizione religiosa e la cultura contadina delle valli biellesi. Il risultato è un presepe che racconta sia la storia di Betlemme che quella della comunità che lo realizza ogni anno.

    Un'esposizione a cielo aperto

    Uno degli aspetti più affascinanti del Presepe Gigante di Mosso è il fatto che l’intero borgo diventa parte della scenografia: le figure sono disposte lungo le strade e le piazze del paese creando un percorso che vi guiderà attraverso la storia della Natività. Camminare tra le figure è come fare un viaggio nel tempo, con la suggestiva cornice del paesaggio invernale delle valli biellesi che aggiunge un ulteriore tocco magico all’esperienza.

    Ogni anno, nuove scene e personaggi vengono aggiunti, rendendo il presepe sempre diverso e offrendo ai visitatori la possibilità di scoprire qualcosa di nuovo a ogni edizione. Questo continuo rinnovamento mantiene viva la tradizione e garantisce che l’evento rimanga fresco e interessante!

    Quando visitare il Presepe Gigante di Mosso

    Il Presepe è solitamente allestito a partire dai primi giorni di dicembre e rimane visitabile fino all’Epifania. Durante questo periodo, il paese si anima di eventi e iniziative legate al Natale, con mercatini, concerti e celebrazioni religiose che rendono l’atmosfera ancora più coinvolgente.

    La visita al presepe è gratuita e, grazie alla sua ubicazione, può essere combinata con una bella passeggiata in natura o con una visita ai castelli ed ai borghi della zona.

    Come raggiungere Mosso

    Mosso è facilmente raggiungibile in auto, situato a circa 30 minuti da Biella e a meno di due ore da Torino. Il borgo è ben segnalato e, durante il periodo natalizio, vengono allestite aree parcheggio per accogliere i numerosi visitatori. Il percorso attraverso il paese è semplice e ben organizzato: questo renderà la vostra visita piacevole e senza stress!

    Alla prossima!

  • Il Labirinto sotterraneo di Balme: un mistero nascosto nelle Alpi piemontesi

    Nelle suggestive Alpi Graie, il piccolo borgo di Balme, in provincia di Torino, custodisce un segreto affascinante: un labirinto sotterraneo avvolto nel mistero. Questo dedalo di gallerie scavate nella roccia naturale offre un’esperienza unica, ideale se siete amanti dell’avventura e del mistero. Esplorare il labirinto di Balme è come entrare in un altro mondo, dove la natura e la storia si intrecciano in un’atmosfera carica di fascino.

    La storia del Labirinto di Balme

    Il labirinto sotterraneo di Balme è un sistema di gallerie naturali e artificiali che si snodano nel sottosuolo di questo antico borgo alpino. Si narra che alcune delle gallerie siano state utilizzate nei secoli passati come rifugio o nascondiglio dagli abitanti locali, mentre altre avrebbero origini ancora più antiche, forse legate a culti o attività minerarie.

    Il labirinto non è solo un luogo fisico, ma anche uno scrigno di leggende e storie tramandate nel tempo: gli anziani del villaggio raccontano di gallerie che conducono a luoghi misteriosi, di passaggi nascosti che collegano diverse aree del borgo e di antichi segreti che le rocce sembrano custodire gelosamente.

    Un’avventura sottoterra

    Esplorare il labirinto di Balme è un’esperienza emozionante che richiede un minimo di preparazione e spirito d’avventura. Il percorso è caratterizzato da strette gallerie, cunicoli che si aprono in ampie camere naturali e passaggi che si snodano in profondità nel cuore della montagna. Alcune sezioni del labirinto sono facilmente accessibili anche per i principianti, mentre altre richiedono l’accompagnamento di guide esperte e attrezzature specifiche​.

    Durante l’esplorazione, potrete osservare le incredibili formazioni rocciose e le tracce lasciate dal tempo e dall’acqua. Le pareti della grotta raccontano storie di millenni di erosione, mentre l’eco dei passi e il silenzio profondo creano un’atmosfera unica.

    Esperienze didattiche e visite guidate

    Il labirinto di Balme è una destinazione perfetta anche per le famiglie e i gruppi scolastici. Sono disponibili visite guidate organizzate da esperti speleologi che accompagnano i visitatori in un percorso sicuro e ricco di informazioni sulla geologia e la storia del labirinto. Durante il tour, è possibile apprendere come si sono formate le gallerie, quali creature vivono nelle grotte e quali leggende circondano questo luogo affascinante.

    Per i più piccoli, vengono organizzati laboratori e attività educative, che trasformano l’esperienza in un’occasione di apprendimento e divertimento. Questi programmi offrono un’introduzione alla speleologia, insegnando i fondamenti dell’esplorazione sotterranea in modo interattivo e coinvolgente.

    Come raggiungere il Labirinto di Balme

    Balme si trova a circa 60 chilometri da Torino, facilmente raggiungibile in auto o con i mezzi pubblici. Il labirinto è situato nelle vicinanze del borgo e l’ingresso è ben segnalato. Si consiglia di indossare abiti comodi e scarpe da trekking e di portare con sé una torcia e una giacca impermeabile, poiché l’interno delle grotte può essere fresco e umido.

    Perché visitare il Labirinto di Balme

    Il labirinto sotterraneo di Balme è molto, molto più di un semplice luogo da esplorare! E’ un’avventura che stimola l’immaginazione e offre l’opportunità di scoprire un lato nascosto del Piemonte. Che siate appassionati di speleologia o semplicemente alla ricerca di un’esperienza unica, questo luogo vi lascerà senza fiato. Il connubio tra mistero, storia e natura rende il labirinto di Balme una meta imperdibile per chiunque ami uscire dai sentieri battuti.

    Alla prossima!

  • Grotta Gino a Moncalieri: un viaggio nel cuore della Terra

    Situata sulle colline torinesi, Grotta Gino è uno dei luoghi più affascinanti e meno conosciuti di Moncalieri. Questa cavità naturale è un’attrazione perfetta per gli amanti della speleologia e per chiunque desideri vivere un’avventura sotterranea a contatto diretto con la natura. La grotta offre una straordinaria occasione per esplorare il mondo sotterraneo, con formazioni rocciose uniche e un’atmosfera carica di mistero.

    Storia e caratteristiche della Grotta Gino

    Grotta Gino è una formazione naturale che si è sviluppata nel corso dei millenni grazie all’erosione dell’acqua. Il continuo scorrere delle acque sotterranee ha scavato e modellato questa grotta, creando affascinanti stalattiti e stalagmiti che decorano le sue pareti. Il nome “Gino” si dice provenga da un antico abitante della zona che per primo esplorò e fece conoscere la grotta agli appassionati di speleologia locali.

    La grotta è caratterizzata da un sistema di gallerie e cunicoli che si snodano per diverse centinaia di metri nel sottosuolo, offrendo un livello interessante anche se siete degli esploratori esperti. Le sue formazioni calcaree e le camere interne creano un paesaggio surreale, lontano dalla luce del sole, che vi permetterà di vivere un’esperienza indimenticabile​

    Percorsi Monferrato

    Un paradiso per gli appassionati di speleologia

    Grotta Gino è una meta particolarmente amata dagli speleologi grazie alla varietà di percorsi che offre. Alcuni dei cunicoli sono facilmente accessibili anche per i principianti, mentre altri richiedono attrezzature specialistiche e competenze avanzate. La grotta, pur non essendo tra le più grandi del Piemonte, offre comunque un’esperienza avventurosa e stimolante per chi desidera esplorare il sottosuolo e, per chi desidera esplorarla in sicurezza, sono disponibili guide specializzate che accompagnano i visitatori lungo i percorsi più affascinanti della grotta. Durante la visita, è possibile ammirare le formazioni naturali create dall’acqua e scoprire come l’ambiente sotterraneo sia in continua evoluzione, modellato da fenomeni geologici millenari​

    https://www.visitlmr.it

    Come visitare Grotta Gino

    Grotta Gino si trova a Moncalieri, poco distante da Torino, ed è raggiungibile in auto seguendo le indicazioni per le colline torinesi. La grotta è visitabile tutto l’anno, ma vi consiglio di prenotare la visita con anticipo, soprattutto se desiderate partecipare a un tour guidato. Durante la visita è necessario portare con sé attrezzatura adeguata, come caschetti e torce, poiché l’interno della grotta è completamente buio e alcune aree possono essere scivolose.

    Per chi non è abituato alle esplorazioni speleologiche, la grotta offre anche percorsi più semplici, adatti a famiglie e gruppi di amici in cerca di un’esperienza fuori dal comune. È una destinazione ideale per chi ama la natura e desidera scoprire i segreti del mondo sotterraneo​

    Gite Fuori Porta in Piemonte

    Perché visitare Grotta Gino

    Esplorare Grotta Gino significa immergersi in un ambiente naturale straordinario, lontano dalla frenesia della vita quotidiana. È un luogo che vi trasporterà in un’altra dimensione, dove il tempo sembra fermarsi e il silenzio regna sovrano. Perfetta per una gita avventurosa, la grotta è un’esperienza che combina natura, geologia e storia in un mix perfetto per chi cerca qualcosa di diverso dal solito.

     

    Alla prossima!

  • Archibuseum a Garessio: un viaggio nell’arte dell’architettura

    Nel cuore delle Alpi Marittime, a Garessio, si trova un museo unico nel suo genere: l’Archibuseum. Questo piccolo ma affascinante museo è dedicato all’architettura e offre una visione dettagliata della storia e dell’evoluzione dell’arte del costruire. L’Archibuseum non è solo una raccolta di modelli e disegni, ma anche un punto di incontro per chi ama l’architettura, il design e la storia locale. Vediamo di scoprire cosa renderà questo museo una tappa imperdibile per voi, appassionati e curiosi.

    Un museo dedicato all’architettura

    L’Archibuseum è nato con l’obiettivo di promuovere la conoscenza dell’architettura e delle tecniche costruttive utilizzate in Piemonte e nelle Alpi Marittime. Il museo ospita una collezione di modelli architettonici, planimetrie e fotografie che documentano come l’architettura sia cambiata nel tempo, adattandosi ai materiali e alle tecnologie disponibili, oltre che alle esigenze della comunità.

    Grazie a un allestimento curato nei dettagli, potrete ammirare modelli di edifici storici e moderni, con una particolare attenzione all’architettura vernacolare delle montagne piemontesi. L’esposizione racconta come si costruivano case, ponti e strutture in pietra e legno, mostrando le soluzioni ingegnose sviluppate per affrontare le difficili condizioni climatiche della zona​

    Percorsi Monferrato

    garessio

    Cosa vedere all’Archibuseum

    l museo è suddiviso in diverse sezioni tematiche ognuna delle quali approfondisce un aspetto specifico dell’architettura. Tra le esposizioni più affascinanti ci sono i modelli in scala di antichi edifici di Garessio e dei dintorni che mostrano i dettagli costruttivi e le tecniche utilizzate per edificare in zone montane. Un’altra sezione è dedicata all’architettura moderna, con modelli di edifici che hanno segnato il XX secolo, mettendo in luce il dialogo tra tradizione e innovazione.

     

    L’Archibuseum offre anche uno sguardo sull’architettura sostenibile e sulla bioedilizia con esposizioni che illustrano le nuove tecniche di costruzione ecocompatibili, una tematica sempre più importante in un’epoca di cambiamenti climatici e di ricerca di un futuro più sostenibile.​

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    Esperienze e attività per i visitatori

    Oltre alla visita alla collezione permanente, l’Archibuseum organizza laboratori e attività didattiche per bambini e ragazzi, dove possono imparare le basi dell’architettura e del design attraverso giochi e costruzioni. Questi laboratori sono particolarmente apprezzati dalle scuole della zona e rappresentano un’opportunità unica per avvicinare i giovani al mondo dell’architettura.

    Per gli adulti e gli appassionati, il museo offre workshop e incontri con esperti del settore, dove si discutono temi come l’urbanistica sostenibile e le sfide dell’architettura contemporanea. Gli eventi periodici e le conferenze organizzate all’Archibuseum fanno di questo museo un punto di riferimento per la comunità e un luogo di scambio culturale​.

    Gite Fuori Porta in Piemonte

    Come raggiungere l’Archibuseum

    L’Archibuseum si trova a Garessio, un pittoresco borgo nelle Alpi Marittime, ed è facilmente raggiungibile in auto da Torino, Cuneo e Savona. La sua posizione tra le montagne rende la visita al museo ancora più suggestiva, offrendovi la possibilità di esplorare anche i dintorni e di godere della bellezza naturale della regione.

    Perché visitare l’Archibuseum

    Se amate l’architettura o siete semplicemente curiosi di scoprire come siano stati costruiti i villaggi e le case di montagna del Piemonte, l’Archibuseum è una tappa irrinunciabile. È un luogo che ispira e invita alla riflessione, mostrando come l’arte del costruire abbia saputo evolversi nel tempo pur mantenendo un legame profondo con il territorio. Una visita all’Archibuseum è un viaggio nella storia dell’architettura e un omaggio al genio umano, capace di creare strutture resistenti e armoniose anche nelle condizioni più avverse.

     

    Alla prossima!

  • Le Case Grotta di Mombarone: un incredibile tuffo nel passato tra storia e natura

    Le Case Grotta di Mombarone, situate nella località Carie, a pochi chilometri da Asti, sono un tesoro nascosto che racconta una storia affascinante. Sono scavate nella pietra arenaria e  furono utilizzate fino al Novecento dagli abitanti locali per sfruttare il fresco naturale delle grotte. Oggi queste case sono state restaurate e sono visitabili, offrendo uno spaccato di vita rurale piemontese che resiste al passare del tempo.

    La storia delle Case Grotta

    Le Case Grotta di Mombarone risalgono a diversi secoli fa e furono costruite per rispondere alle esigenze degli abitanti di questa zona collinare, dove il clima era ideale per conservare la freschezza durante l’estate e il calore in inverno. La particolarità di queste case è che erano completamente integrate nella natura, con pareti di tufo che offrivano protezione dagli agenti atmosferici.

    Nel 1999, grazie all’intervento dell’associazione locale “Quattro Passi a Nord Ovest”, le Case Grotta sono state riportate alla luce e restaurate. Oggi è possibile visitarle liberamente, ammirando gli interni arredati con attrezzi e suppellettili d’epoca che raccontano la vita quotidiana di chi vi abitava.

    Cosa vedere alle Case Grotta

    Il percorso per raggiungere le Case Grotta è ben segnalato e immerso nella natura. Una volta giunti sul posto si possono visitare diversi ambienti, tra cui le stanze interne, le cantine (i famosi “crutin”) e la cisterna per la raccolta dell’acqua piovana. Inoltre, lungo il tragitto sono presenti pannelli esplicativi che raccontano la storia e l’architettura di queste abitazioni straordinarie.

    Uno degli elementi più interessanti è la Locanda delle Case Grotta, dove i viandanti potevano fermarsi per riposare e trovare ristoro. La locanda è stata anch’essa restaurata, con la camera da letto ancora arredata, offrendo uno spaccato autentico di un’epoca passata.

    Come raggiungere le Case Grotta di Mombarone

    Le Case Grotta di Mombarone sono facilmente raggiungibili da Asti, seguendo le indicazioni per Montechiaro d’Asti. Una volta arrivati nel paese di Mombarone, si può parcheggiare nei pressi della chiesetta di Sant’Andrea Corsini e seguire il sentiero che conduce alle grotte. Il percorso è adatto anche a famiglie e bambini, rendendolo una meta perfetta per una gita all’insegna della storia e della natura.

    Perché visitare le Case Grotta

    Visitare le Case Grotta di Mombarone è un’esperienza unica che combina natura, storia e cultura. Questo luogo rappresenta una testimonianza viva della capacità dell’uomo di adattarsi al territorio, sfruttando le risorse naturali a suo favore. Perfette per una gita fuori porta, le case grotta offrono un affascinante tuffo nel passato, arricchito da un’atmosfera magica e suggestiva.

    Andateci, non ve ne pentirete!

    Alla prossima!

  • Fiera del Bue Grasso a Carrù: tanta roba! …in tutti i sensi

    Il 12 dicembre 2024, a Carrù, il protagonista indiscusso, maestoso ed imponente sarà il Bue Grasso, simbolo della razza piemontese considerata, ad oggi, una razza bovina di assoluta eccellenza, conosciuta in tutto il mondo per la qualità della carne.

    Un bovino di eccellenza

    È un bovino adulto dal manto bianco, che viene castrato entro gli otto mesi di età per favorire l’aumento di peso dell’animale, che può superare abbondantemente la tonnellata e che assume la denominazione di bue solo dopo i quattro anni di vita.

    La sua alimentazione deve essere a base di prodotti naturali, somministrati preferibilmente a secco: fieno, mais, crusca, soia, fave, orzo, sono i principali componenti della sua dieta, che può essere arricchita da una parte integrativa minerale e vitaminica. Non manca tuttavia chi completa ulteriormente questo tipo di alimentazione con uova o altri prodotti.

    È molto importante che l’animale ingrassi lentamente e in modo equilibrato, così che possa raggiungere la sua completa maturazione in tempi che coincidano con il massimo della sua bellezza. Risultato difficile, che può essere raggiunto solo da mani esperte di allevatori di grande capacità e di profonda competenza.

    Una carne di qualità eccezionale

    Il frutto di questo difficile lavoro è una carne di qualità eccezionale, pigmentata di grasso, di gusto intenso e di assoluta morbidezza, inconfondibile al palato per la sua squisitezza.

    Un premio speciale viene assegnato al Bue più pesante, che raggiunge cioè il peso più elevato in assoluto, indipendentemente dalla categoria di appartenenza (che sono tre).

    Si tratta di animali imponenti, dalle dimensioni davvero colossali, che possono anche superare i 1.400 chilogrammi di peso!

    Museo: la casa della Piemontese

    A Carrù, patria per antonomasia della razza bovina Piemontese, si trova un museo unico nel suo genere, interamente dedicato a questi magnifici animali, dove si possono vedere le suggestive ricostruzioni di una vecchia stalla e di altri momenti di vita contadina. Numerosi supporti multimediali illustrano compiutamente la storia di questa razza, mostrando le diverse tecniche di allevamento antiche e moderne, e molto altro.

    La struttura dispone inoltre di uno spazio dove è possibile partecipare a degustazioni guidate che permettono di assaggiare questa carne unica al mondo per le sue qualità e anche a riconoscere i tagli della carne, nonché le sue modalità di preparazione e di consumo.

    È una visita interessante, assolutamente consigliata se volete approfondire le vostre conoscenze.

    La storia: si parte dal Medioevo

    Il documento più antico è un decreto di Jolanda di Francia, tutrice del Duca di Savoia Filiberto I°, risalente al 7 aprile 1473, che autorizzava mercati bisettimanali “in opulento loco Carruci”. Con un decreto del 1635, il Duca Vittorio Amedeo I° concesse alla comunità di tenere una fiera annuale della durata di tre giorni, da farsi ricadere dopo la festa di S. Carlo (4 novembre). Il 15 dicembre 1910, per contrastare la scarsità di animali da macello e mettere un freno al forte aumento dei prezzi della carne, ebbe luogo la prima edizione dell’attuale Fiera del Bue grasso, promossa dall’Amministrazione Comunale su proposta del Comizio Agrario di Mondovì, con la dichiarata finalità di incrementare la produzione zootecnica e di favorire il consumo di carne anche fra le classi meno agiate della popolazione.

    L’augurio o, come si direbbe oggi, l’obiettivo da raggiungere, è formulato con chiarezza nei documenti ufficiali dell’epoca: “una bella affermazione di quanto possa ottenersi per quantità e qualità di carne dalla razza bovina piemontese sottoposta a razionale ingrassamento”.

    Un successo dichiarato

    Fu un successo fin dalla prima edizione: 2100 capi bovini, 200 suini, 500 ovini ed un migliaio di capi di pollame. Lo scopo era raggiunto: Carrù si affermò fin da quell’anno come un importante centro di eccellenza per la qualità degli animali, dando vita ad un mercato molto promettente sotto l’aspetto economico.

    La Fiera continuò negli anni seguenti con successo crescente, con qualche comprensibile difficoltà durante gli anni di guerra e con la sola sospensione nell’inverno del 1944.

    Oggi costituisce un evento di grande richiamo, indissolubilmente legato ad una tradizione che ha profonde radici in questa terra e che ha saputo mantenere intatti il fascino e la suggestione di allora.

    Il “Tucau” e il suo bastone

    Quando il trasporto degli animali non era ancora effettuato con gli automezzi il percorso dalle stalle di provenienza alla Fiera si svolgeva semplicemente a piedi. Incaricati di questi spostamenti, del tutto simili a quelli che ancora oggi possiamo vedere in qualche zona di montagna, erano i tucai, persone necessariamente consapevoli del valore intrinseco dell’animale, delle sue condizioni, dei sacrifici e dei costi richiesti dal suo allevamento.

    Sovente erano i proprietari stessi dei capi, coadiuvati da loro dipendenti di fiducia.

    Unico ed essenziale strumento di lavoro del tucau, che doveva indirizzare l’animale e cadenzarne il passo in modo corretto, era il suo caratteristico bastone.

    Fatto di legno di castagno incurvato ad arte con l’aiuto di fuoco ed acqua, aveva manico e stelo sottili e si ingrossava progressivamente verso la punta che veniva opportunamente arrotondata. Il bastone non era fatto per colpire, ma per guidare ed era utilizzato come una sorta di redine, appoggiandolo al muso dell’animale se ne regolava il ritmo di marcia.

    Con una leggera pressione della punta nel sottopancia e nella coscia, i tucai più esperti erano in grado di stabilire qualità e consistenza della massa muscolare di un capo e di stabilirne così il valore. Nel tempo, questo particolare bastone è diventato uno dei simboli della Fiera del bue grasso di Carrù. La Pro Loco Carruccese, su idea di Carlo Rinaldi e grazie all’impegno del suo presidente Gino Nasari, ha voluto far rivivere questo simbolo attraverso una originale iniziativa.

    Il perpetrarsi della tradizione

    Ogni anno ne vengono fatti realizzare, da artigiani locali, 100 esemplari, che vengono poi venduti durante la Fiera, presso il Palatenda, sede degli eventi gastronomici, al prezzo di 40 € ciascuno. Sullo stelo viene apposta una targhetta metallica di partecipazione all’evento e il nome dell’acquirente viene registrato in un albo di partecipazione.

    Negli anni successivi, presentando il bastone, viene apposta sullo stelo la relativa targhetta di partecipazione. Chissà se uno di questi 100 andrà a voi!

    Ricapitolando, la Fiera del Bue Grasso di Carrù è un evento dedicato agli amanti della buona cucina e delle tradizioni agricole piemontesi. Qui, potrai assistere alla premiazione dei migliori capi di bestiame e degustare il famoso bollito misto, preparato secondo la tradizione locale. Questo evento è l’occasione perfetta per scoprire la cultura contadina del Piemonte e assaporare piatti autentici.

    Che tu sia un appassionato di enogastronomia, un amante della storia o semplicemente in cerca di esperienze genuine, il Piemonte ha qualcosa di speciale da offrire in ogni stagione.

    Alla prossima!